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Paragrafo 4 . L'ascesa del fascismo.

     
La  fine  dell'occupazione delle fabbriche non segn un  ritorno  alla
pace  sociale  n  alla stabilit politica; la conflittualit  sociale
rimase molto forte e favor la crescita del fascismo.
     Il  movimento  dei fasci di combattimento, che  aveva  fatto  sin
dall'inizio ricorso sistematico alla violenza attraverso le cosiddette
"squadre   d'azione",   conservava  formalmente   il   suo   programma
rivoluzionario, al quale avevano aderito anche elementi di sinistra ed
eretici   del  socialismo  marxista,  ma  in  realt  era  espressione
soprattutto  del  risentimento della piccola e  media  borghesia,  che
aspiravano   a   tutelarsi  sia  dall'ascesa  del   proletariato   che
dall'egemonia  della borghesia capitalistica. Mentre  nelle  citt  il
fascismo  rappresentava uno strumento di riscatto per il  ceto  medio,
nelle  campagne esso oper come braccio armato della propriet agraria
contro il movimento contadino.
     Vittime  della  violenza fascista furono sia le organizzazioni  e
le   istituzioni  democratiche  (associazioni  operaie  e   contadine,
giornali  socialisti  e  popolari,  cooperative,  partito  socialista,
partito comunista, partito popolare, amministrazioni comunali), le cui
sedi  venivano  devastate o incendiate, sia singoli individui  (uomini
politici,  sindacalisti, giornalisti, operai e contadini in sciopero),
che  furono  sottoposti ad aggressioni, bastonati con  il  manganello,
costretti a bere olio di ricino, assassinati.
     Gli  squadristi, noti anche come "camicie nere", appartenevano  a
varie  categorie  sociali:  c'erano  ex  combattenti,  disoccupati   e
teppisti, ma anche studenti ed intellettuali, esaltati dal culto della
violenza,  mezzadri, piccoli affittuari e individui provenienti  dalla
piccola   e   media   borghesia,   come   proprietari,   commercianti,
professionisti,  funzionari e impiegati. Le "squadre  d'azione"  erano
capeggiate dai cosiddetti "ras" locali, che diventarono assai  potenti
all'interno  del movimento fascista, come Italo Balbo a Ferrara,  Dino
Grandi a Bologna e Roberto Farinacci a Cremona.
     L'ascesa  del fascismo fu resa possibile anche dall'atteggiamento
assunto  dalle  varie forze politiche. L'occupazione  delle  fabbriche
aveva  accentuato  i  contrasti  tra la maggioranza  massimalista  del
partito  socialista e la sinistra di Bordiga e Gramsci. La  situazione
si   aggrav  ulteriormente  in  seguito  agli  sviluppi  della  terza
internazionale.  Questa, fondata nel marzo del  1919,  aveva  indicato
quale  unico  modello da seguire quello sovietico, per  realizzare  il
quale  avrebbe  dovuto  essere definitivamente  abbandonata  la  linea
riformista  e  avviata  la rivoluzione proletaria.  Per  coordinare  e
dirigere le iniziative rivoluzionarie nei vari paesi si era formato un
comitato  permanente,  il  Komintern, con  sede  a  Mosca,  che  aveva
indicato    ventuno    condizioni    necessarie    per    far    parte
dell'Internazionale.  In base a tali direttive il  partito  socialista
italiano  avrebbe  dovuto  assumere la denominazione  di  "comunista",
espellere   i   riformisti   ed  impegnarsi   concretamente   per   la
realizzazione della dittatura del proletariato. Questo rese insanabili
i  contrasti  interni,  al punto che al congresso  di  Livorno  (15-20
gennaio  1921) si giunse ad una vera e propria scissione: la  frazione
comunista  guidata da Gramsci e Bordiga, fedeli alle disposizioni  del
Komintern  bocciate dalla maggioranza massimalista,  si  separ  dalle
altre  componenti  e fond il partito comunista d'Italia  (PCdI),  che
sar successivamente
     
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     ammesso  alla  terza  internazionale, dalla  quale  verr  invece
espulso il partito socialista.
     Le  forze  di  sinistra, in costante polemica tra  di  loro,  non
riuscirono   ad  attuare  un'efficace  opposizione  all'avanzata   del
fascismo,  anche perch ne sottovalutarono la portata,  ritenendo  che
fosse    un'ondata   destinata   ad   attenuarsi   rapidamente,    una
manifestazione della reazione borghese, che avrebbe addirittura finito
per  favorire la crescita del socialismo. Conseguentemente  non  venne
elaborata  alcuna forma organizzata di resistenza; l'unica  iniziativa
in  tal  senso  fu  quella degli "Arditi del popolo",  un'associazione
costituita  nel  luglio  del  1921 da ex  ufficiali  del  corpo  degli
"Arditi", con un iniziale generico programma in difesa della  libert,
che,  grazie alla partecipazione popolare e all'adesione spontanea  di
comunisti, socialisti e anarchici, assunse chiari propositi  di  lotta
antifascista.  Nei suoi confronti per sia il partito  socialista  che
quello  comunista  manifestarono diffidenza e  sospetto,  cosicch  il
movimento  fin per trovarsi completamente isolato e venne rapidamente
stroncato dalla repressione governativa.
     Anche  il  partito popolare era indebolito da contrasti  interni.
La  componente pi democratica condannava la violenza fascista, mentre
quella  pi  conservatrice e lo stesso Vaticano  spingevano  verso  un
atteggiamento  di  neutralit, che diventer  di  simpatia,  quando  i
fascisti  cominceranno a rivedere il loro iniziale anticlericalismo  e
dopo  che,  morto Benedetto quindicesimo, nel febbraio del  1922  sar
eletto papa Pio undicesimo.
     La classe dirigente liberale, priva di una struttura partitica  e
divisa al suo interno, si rivel incapace di tenere sotto controllo la
difficile  situazione politica. Determinante fu il  rapporto  da  essa
instaurato  con il partito socialista, con quello popolare  e  con  il
movimento  fascista.  Nei confronti dei primi due  Giolitti  tenne  un
atteggiamento  sostanzialmente ambiguo: mentre  cercava  di  ottenerne
l'appoggio  per  consolidare  la  base  parlamentare  del  governo   a
direzione  liberale, operava per ridurne il peso  politico.  Verso  il
fascismo  i  liberali,  salvo  qualche  eccezione,  non  manifestarono
ostilit, ma videro in esso uno strumento per ridimensionare le  forze
di  sinistra,  convinti fra l'altro che si trattasse  di  un  fenomeno
passeggero.  La  conseguente tolleranza nei confronti  delle  violenze
squadriste,  seguita  da  una vera e propria collaborazione,  non  era
dunque  dovuta  solo ad un errore di valutazione, ma  ad  una  precisa
scelta politica. Quest'ultima si riveler ben presto fallimentare,  in
quanto  consentir  al  fascismo di imporsi in sempre  maggiori  spazi
sociali e quindi di ottenere una legittimazione all'inserimento  nelle
istituzioni,  che  sottoporr al suo dominio una  volta  acquisita  la
consapevolezza della propria forza.
